BERICI SHIRE – la campagna vicentina sfida il colosso Toscano
24/04/2010
BERICI SHIRE – la campagna vicentina sfida il colosso Toscano
Da secoli la campagna vicentina ed i colli Berici parlano straniero: qui Shakespeare “incontrò” Romeo e Giulietta e qui, oggi, il turista si meraviglia della bellezza selvaggia della natura vicentina, della narrativa storica dei paesini, dell’ospitalità della “gentes berica”.
I Colli Berici sono una realtà da scoprire? Sì, per noi che ci viviamo e per coloro che ci visitano. Sono molte le località, i personaggi, gli scorci naturali e le storie da raccontare in questo polmone verde che non ha nulla da invidiare a Toscana, Piemonte, Umbria o chissà quali altre regioni che tanto vengono menzionate nei vari reportage di Linea Verde o Gente Viaggi.
Se nella parte est dei Berici, le strade “Dorsale dei Berici” e “Riviera Berica” ci mettono in contatto con le ville contadine, i giardini da favola e i borghi dalla storia secolare, dall’altre parte dei Berici, l’Ovest, la SP 500 e le altre stradine che costeggiano i colli completano l’opera d’arte guidandoci lungo un percorso intriso di natura, storia, arte contadina e letteratura internazionale.
L’itinerario
La Val Liona, Orgiano e Lonigo
Il percorso parte dalla Val Liona, Valle che da Grancona si apre alla campagna fino ad Orgiano, poi si prosegue per la cittadina di Lonigo, e quindi verso nord per Sarego, Brendola fino ad arrivare a Montecchio Maggiore e Montorso.
Grancona è il punto di partenza di questo itinerario, un paesetto che dalla frazione di Pederiva si alza verso la vetta del colle. Si arriva alla vetta dopo aver percorso una strada tortuosa immersa nei campi di girasole, una volta giunti alla piazza antistante la chiesa parrocchiale, si può ammirare il verde delle colline vicentine che si apre verso la pianura padana, con uno scorcio sui colli Euganei. Si prosegue per la zona del Castellaro di Grancona, dove si visiterà il Museo della Civiltà Contadina, uno dei più grandi e più forniti musei in Veneto; voluto e allestito da Carlo Etenli nel 1995, da una semplice ex-stalla è oggi divenuto un fabbricato di quasi 3000 metri quadrati contenente la storia della nostra civiltà veneta e non solo: trattori e macchine a vapore funzionanti da oltre 100 anni, macchine per la filatura e la tessitura, mulini ad acqua e “tamisi”, aratri datati ancora prima del 1800, un’intera aula di scuola risalente al periodo fascista restaurata dalla paziente mano dello stesso Etenli, sono non solo una scoperta per il giovane turista, ma anche una riscoperta del tempo che fu per chi, in quest’area, ha sempre vissuto.
Dopo Grancona partiamo per Orgiano, con sosta a San Germano dei Berici, in particolare verso la località di Campolongo, dove si può visitare l’antico borgo costruito sui resti di edifici di probabile origine medievale, forse di proprietà di Conforto da Barbarano che, nella seconda metà del ‘200, era Signore di Campolongo. Di sicuro interesse è Villa Dolfin, il cui complesso, racchiuso entro le mura, comprende oltre alla chiesa e alla villa anche una bellissima colombara con un accesso ad arco acuto. Per chi arrivasse a Campolongo all’ora di pranzo suggeriamo l’agriturismo e bed & breakfast “Antica Colombara”.
A pochi chilometri sorge Orgiano, un piccolo paese famoso per essere probabilmente la vera fonte del romanzo di Alessandro Manzoni “I Promessi Sposi”. L’origine di Orgiano viene fatta risalire all’epoca romana, grazie al toponimo del paese che significherebbe “fundus Aurelianum” (Proprietà di Aurelio), ma è anche goliardicamente ascoltata una vecchia leggenda che recitava “là, in quel paese, le genti órgiano”. Da vedere ad Orgiano è senza dubbio la Villa Fracanzan Piovene dell’architetto Muttoni, originalissima opera di inizio 1700. Una volta entrati nella villa si viene accolti da una spettacolare collezione di macchine agricole d’epoca ordinatamente disposte nel prato antistante la barchessa, un parco che si estende lungo la campagna veneta e che sembra infinito all’orizzonte; la villa stessa fa rivivere la vita dei signori di campagna nei secoli scorsi grazie all’arredamento d’epoca ancora in perfette condizioni (un ambiente su tutti è la grande cucina, lascia il turista a bocca aperta). Ripartendo per Lonigo, merita comunque un’occhiata, in centro ad Orgiano, il Palazzo dei Vicari, l’attuale sede comunale fatta costruire nel 1592 dalla famiglia Fracanzan: la facciata principale del palazzo è ricca di lapidi ed iscrizioni che ricordano fatti e personaggi illustri che hanno segnato la storia del paese.
Lonigo è una delle cittadine più popolate dell’area Berica; con circa 15000 abitanti, Lonigo è sede di una storica fiera campionaria che dura sin dal 1486 ed offre al turista una bella fetta del patrimonio artistico-culturale vicentino, grazie soprattutto alla presenza di numerose ville di scuola Palladiana. Villa Pisani Bonetti è a Bagnolo di Lonigo e la si scorge al di là di un argine, è stata progettata nel 1542 da Andrea Palladio come villa di campagna (vista la presenza delle barchesse); commissionata dal nobile veneziano Vittorio Pisani è forse l’opera più rappresentativa del periodo giovanile del Palladio, è stata inserita di recente nella “world monument list” dell’UNESCO. Da notare che la villa ha pregevoli affreschi al suo interno (alcuni di scuola del Raffaello), e vengono organizzate mostre di Arte Contemporanea. Oltre a villa Pisani, c’è Rocca Pisani, villa progettata dallo Scamozzi (allievo del Palladio) sempre su volere della famiglia Veneziana. La villa è stata fatta costruire dai Pisani sui colli sopra Lonigo, colli da dove si può godere di un panorama mozzafiato che, nelle giornate più limpide, arriva fino agli Appennini.
Dalla periferia si arriva al centro di Lonigo, dove i monumenti non sono da meno: Villa San Fermo, proprio alle porte del centro cittadino, villa risalente al secolo XIX e che comprende i giardini e la chiesetta dei SS. Fermo e Rustico (risalente ad epoca antecedente, 1500 circa). Palazzo Pisani è quello che si può definire la porta della città: è stato fatto costruire dalla famiglia Pisani su progetto attribuito a Michele San Micheli o ad Andrea Palladio. Questo imponente ed elegante edificio è sede del consiglio comunale. Piazza Garibaldi ospita tutti gli altri palazzi di interesse storico come il Palazzo Comunale, il Palazzo della Borsa e delle Pretura ed il monumento ai caduti. Appena fuori dalla Piazza si trova il Duomo, costruito in stile Neoromantico con elementi romanici e toscani tra il 1877 e il 1895. A fianco del duomo si erge imponente il “mastio” o torrione di Lonigo, resto di quello che una volta era il castello di Lonigo (976 d.C.).
Nell’area circostante Lonigo ci si può fermare nelle varie aziende vinicole presenti sul territorio; in quest’area molto fortunata dal punto di vista agricolo, molti viticoltori hanno dedicato la loro vita alla passione del vino aprendo aziende, piccole o grandi esse siano, dove fermarsi per gustare del buon Tai (Tocai), Cabernet e Prosecco, magari partecipando ad una mostra d’arte, ad uno spettacolo o ad una passeggiata a cavallo organizzata dagli stessi viticoltori.
Da Lonigo si prosegue in direzione Vicenza attraverso al statale provinciale 500. Poco fuori dalle porte di Lonigo ci si ferma a Sarego, in località Monticello di Fara, dove si può scorgere sulla sommità di un colle Villa Da Porto Zordan “La Favorita”, progettata dall’architetto Muttoni nel 1714. Poco distante, a Meledo, è presente Villa Trissino, opera incompiuta di Andrea Palladio formata da un porticato e da una torretta.
Brendola, Montecchio Maggiore e Montorso
Situata circa 10 km più a nord di Lonigo, in direzione Vicenza, Brendola è una tappa fondamentale nel corso del nostro itinerario. Definita “la porta dei Berici”, trae il suo nome dalle numerose risorgive d’acqua presenti nel territorio, popolarmente chiamate appunto “brendole”. Nella frazione di Goia si può visitare la casa dove nacque e visse Suor Maria Bertilla Boscardin, alias Anna Francesca Boscardin (1888-1922), una suora e infermiera che donò la sua vita alla cura degli infermi, in particolare dei bambini, durante il primo conflitto mondiale. Papa Giovanni XXIII la proclamò santa l’11 maggio del 1961, ma viene ricordata il 20 ottobre, giorno in cui morì ancora molto giovane. Una delle peculiarità più suggestive di Brendola è la Chiesa detta “l’Incompiuta”. Nel secondo decennio del secolo scorso Don Cecchin, allora Parroco del paese, promosse la realizzazione di questa chiesa con l’intenzione di riunire le quattro parrocchie del comune. Nel 1930 iniziarono i lavori grazie ai fondi che lo stesso parroco raccolse in paese, ma dopo nove anni, a causa della mancanza di adeguate risorse economiche e dell’insorgere del secondo conflitto mondiale, i lavori furono sospesi e la chiesa rimase allo stato attuale. Rimanendo in Piazza del Cerro, proprio davanti all’Incompiuta è possibile apprezzare l’ariosa loggia quattrocentesca di Villa Piovene, dal 1930 sede municipale. Altra attrazione turistica è la Rocca dei Vescovi alla quale si giunge percorrendo il sentiero naturalistico di Brendola che porta sul Monte Comunale. Vittima di numerosi assedi e incendi nel corso della storia, si ricorda in particolare quello perpetrato nel ‘500 dalle truppe di Bartolomeo d’Alviano, comandante militare della Serenissima, allo scopo di impedire l'utilizzo del maniero alle incalzanti truppe della Lega di Cambrai, calate in Veneto per conquistare Venezia. Al termine di questa visita si consiglia una sosta al vicino pub “Novecento”.
Il nostro viaggio continua alla volta di Montecchio Maggiore, dove ci attende un appuntamento con l’eleganza di Villa Cordellina-Lombardi. Costruita per volontà del giureconsulto veneziano Carlo Cordellina Molin, la villa fu progettata dall’architetto veneziano Giorgio Massari che si ispirò profondamente ai moduli palladiani. I lavori della villa durarono dal 1735 al 1742, mentre le ampie barchesse, realizzate con la collaborazione dell’architetto Francesco Muttoni, furono concluse nel 1760. Il complesso è formato dalla residenza padronale, dalle barchesse, dalle torrette e dal grandioso rustico. Nella villa il Massari rende omaggio all'arte di Andrea Palladio con il pronao ionico a quattro colonne, sormontato dal timpano con lo stemma scolpito dei Cordellina (tre cuori con i fiori di lino) e con la disposizione simmetrica delle stanze e delle due scale accanto al salone centrale. Nel 1743 Giambattista Tiepolo decorò il salone principale della villa con un ciclo di affreschi ispirati ai fasti di Scipione l'Africano ed Alessandro Magno. Dal centro del paese ci spostiamo nuovamente verso i Berici, dove ci attende ora un appuntamento con la storia d’amore più narrata al mondo. Sulla sommità del colle che sovrasta l’abitato storico di Montecchio si possono scorgere immersi nella vegetazione i due castelli Scaligeri della Villa e della Bellaguardia, ovvero quelli che secondo la leggenda del Da Porto sono rispettivamente il castello di Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti. I resti visibili sono la versione scaligera fatta edificare da Antonio della Scala, Signore di Verona, nella seconda metà del ‘300. Anche queste fortificazioni hanno subito numerose distruzioni durante la guerra della Lega di Cambrai, ma i restauri compiuti nel corso del secolo scorso hanno permesso di costruire un teatro all’aperto sul castello della Villa e un ristorante su quello della Bellaguardia. Quest’ultimo gode anche di un complesso sotterraneo chiamato “le priare”, che è possibile visitare le domeniche e nei giorni festivi. Ripartiamo puntando sempre più a ovest, ma prima di uscire dal territorio di Montecchio Maggiore facciamo tappa a Villa Gualdo. L’edificio padronale ha origini cinquecentesche e fu costruito da Stefano Gualdo, ma sono riscontrabili numerosi interventi di epoche successive realizzati dai vari proprietari che nel corso dei secoli si sono avvicendati (i Fogazzaro, ad esempio, aggiunsero i portici, le barchesse e l’oratorio). Nel 1532 l’imperatore Carlo V fu ospite dei Gualdo nella villa, come testimonia una lapide che oggi si trova nella Biblioteca Civica di Montecchio Maggiore. Nel corso dell’800 “la Gualda” era una grande e importante azienda agricola che dava lavoro a centinaia di braccianti, oggi sebbene l’attività agricola sia tenuta ancora in vita, non vi è più la necessità di manodopera di un tempo.
Salutato il paese di Montecchio ci dirigiamo alla volta di Montorso Vicentino per visitare l’imponente Villa Da Porto-Barbaran, complesso monumentale che ha visto molti interventi di ristrutturazione, uno dei quali ascrivibile all’architetto Francesco Muttoni. La villa fu abitata per circa tredici anni dal nobile Luigi Da Porto (1485-1529), scrittore, storiografo ma anche poeta e soldato vicentino. Sfigurato e storpio dopo la cruenta battaglia con i Lanzichenecchi in Friuli, Da Porto decise di ritirarsi a Montorso dove scrisse la sua Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti (1524, ma pubblicata nel 1531), modificata poi in Giulietta, stampata nel 1539 con alcune correzioni suggerite dal grande letterato Pietro Bembo.
Da secoli la campagna vicentina ed i colli Berici parlano straniero: qui Shakespeare “incontrò” Romeo e Giulietta e qui, oggi, il turista si meraviglia della bellezza selvaggia della natura vicentina, della narrativa storica dei paesini, dell’ospitalità della “gentes berica”.
I Colli Berici sono una realtà da scoprire? Sì, per noi che ci viviamo e per coloro che ci visitano. Sono molte le località, i personaggi, gli scorci naturali e le storie da raccontare in questo polmone verde che non ha nulla da invidiare a Toscana, Piemonte, Umbria o chissà quali altre regioni che tanto vengono menzionate nei vari reportage di Linea Verde o Gente Viaggi.
Se nella parte est dei Berici, le strade “Dorsale dei Berici” e “Riviera Berica” ci mettono in contatto con le ville contadine, i giardini da favola e i borghi dalla storia secolare, dall’altre parte dei Berici, l’Ovest, la SP 500 e le altre stradine che costeggiano i colli completano l’opera d’arte guidandoci lungo un percorso intriso di natura, storia, arte contadina e letteratura internazionale.
L’itinerario
La Val Liona, Orgiano e Lonigo
Il percorso parte dalla Val Liona, Valle che da Grancona si apre alla campagna fino ad Orgiano, poi si prosegue per la cittadina di Lonigo, e quindi verso nord per Sarego, Brendola fino ad arrivare a Montecchio Maggiore e Montorso.
Grancona è il punto di partenza di questo itinerario, un paesetto che dalla frazione di Pederiva si alza verso la vetta del colle. Si arriva alla vetta dopo aver percorso una strada tortuosa immersa nei campi di girasole, una volta giunti alla piazza antistante la chiesa parrocchiale, si può ammirare il verde delle colline vicentine che si apre verso la pianura padana, con uno scorcio sui colli Euganei. Si prosegue per la zona del Castellaro di Grancona, dove si visiterà il Museo della Civiltà Contadina, uno dei più grandi e più forniti musei in Veneto; voluto e allestito da Carlo Etenli nel 1995, da una semplice ex-stalla è oggi divenuto un fabbricato di quasi 3000 metri quadrati contenente la storia della nostra civiltà veneta e non solo: trattori e macchine a vapore funzionanti da oltre 100 anni, macchine per la filatura e la tessitura, mulini ad acqua e “tamisi”, aratri datati ancora prima del 1800, un’intera aula di scuola risalente al periodo fascista restaurata dalla paziente mano dello stesso Etenli, sono non solo una scoperta per il giovane turista, ma anche una riscoperta del tempo che fu per chi, in quest’area, ha sempre vissuto.
Dopo Grancona partiamo per Orgiano, con sosta a San Germano dei Berici, in particolare verso la località di Campolongo, dove si può visitare l’antico borgo costruito sui resti di edifici di probabile origine medievale, forse di proprietà di Conforto da Barbarano che, nella seconda metà del ‘200, era Signore di Campolongo. Di sicuro interesse è Villa Dolfin, il cui complesso, racchiuso entro le mura, comprende oltre alla chiesa e alla villa anche una bellissima colombara con un accesso ad arco acuto. Per chi arrivasse a Campolongo all’ora di pranzo suggeriamo l’agriturismo e bed & breakfast “Antica Colombara”.
A pochi chilometri sorge Orgiano, un piccolo paese famoso per essere probabilmente la vera fonte del romanzo di Alessandro Manzoni “I Promessi Sposi”. L’origine di Orgiano viene fatta risalire all’epoca romana, grazie al toponimo del paese che significherebbe “fundus Aurelianum” (Proprietà di Aurelio), ma è anche goliardicamente ascoltata una vecchia leggenda che recitava “là, in quel paese, le genti órgiano”. Da vedere ad Orgiano è senza dubbio la Villa Fracanzan Piovene dell’architetto Muttoni, originalissima opera di inizio 1700. Una volta entrati nella villa si viene accolti da una spettacolare collezione di macchine agricole d’epoca ordinatamente disposte nel prato antistante la barchessa, un parco che si estende lungo la campagna veneta e che sembra infinito all’orizzonte; la villa stessa fa rivivere la vita dei signori di campagna nei secoli scorsi grazie all’arredamento d’epoca ancora in perfette condizioni (un ambiente su tutti è la grande cucina, lascia il turista a bocca aperta). Ripartendo per Lonigo, merita comunque un’occhiata, in centro ad Orgiano, il Palazzo dei Vicari, l’attuale sede comunale fatta costruire nel 1592 dalla famiglia Fracanzan: la facciata principale del palazzo è ricca di lapidi ed iscrizioni che ricordano fatti e personaggi illustri che hanno segnato la storia del paese.
Lonigo è una delle cittadine più popolate dell’area Berica; con circa 15000 abitanti, Lonigo è sede di una storica fiera campionaria che dura sin dal 1486 ed offre al turista una bella fetta del patrimonio artistico-culturale vicentino, grazie soprattutto alla presenza di numerose ville di scuola Palladiana. Villa Pisani Bonetti è a Bagnolo di Lonigo e la si scorge al di là di un argine, è stata progettata nel 1542 da Andrea Palladio come villa di campagna (vista la presenza delle barchesse); commissionata dal nobile veneziano Vittorio Pisani è forse l’opera più rappresentativa del periodo giovanile del Palladio, è stata inserita di recente nella “world monument list” dell’UNESCO. Da notare che la villa ha pregevoli affreschi al suo interno (alcuni di scuola del Raffaello), e vengono organizzate mostre di Arte Contemporanea. Oltre a villa Pisani, c’è Rocca Pisani, villa progettata dallo Scamozzi (allievo del Palladio) sempre su volere della famiglia Veneziana. La villa è stata fatta costruire dai Pisani sui colli sopra Lonigo, colli da dove si può godere di un panorama mozzafiato che, nelle giornate più limpide, arriva fino agli Appennini.
Dalla periferia si arriva al centro di Lonigo, dove i monumenti non sono da meno: Villa San Fermo, proprio alle porte del centro cittadino, villa risalente al secolo XIX e che comprende i giardini e la chiesetta dei SS. Fermo e Rustico (risalente ad epoca antecedente, 1500 circa). Palazzo Pisani è quello che si può definire la porta della città: è stato fatto costruire dalla famiglia Pisani su progetto attribuito a Michele San Micheli o ad Andrea Palladio. Questo imponente ed elegante edificio è sede del consiglio comunale. Piazza Garibaldi ospita tutti gli altri palazzi di interesse storico come il Palazzo Comunale, il Palazzo della Borsa e delle Pretura ed il monumento ai caduti. Appena fuori dalla Piazza si trova il Duomo, costruito in stile Neoromantico con elementi romanici e toscani tra il 1877 e il 1895. A fianco del duomo si erge imponente il “mastio” o torrione di Lonigo, resto di quello che una volta era il castello di Lonigo (976 d.C.).
Nell’area circostante Lonigo ci si può fermare nelle varie aziende vinicole presenti sul territorio; in quest’area molto fortunata dal punto di vista agricolo, molti viticoltori hanno dedicato la loro vita alla passione del vino aprendo aziende, piccole o grandi esse siano, dove fermarsi per gustare del buon Tai (Tocai), Cabernet e Prosecco, magari partecipando ad una mostra d’arte, ad uno spettacolo o ad una passeggiata a cavallo organizzata dagli stessi viticoltori.
Da Lonigo si prosegue in direzione Vicenza attraverso al statale provinciale 500. Poco fuori dalle porte di Lonigo ci si ferma a Sarego, in località Monticello di Fara, dove si può scorgere sulla sommità di un colle Villa Da Porto Zordan “La Favorita”, progettata dall’architetto Muttoni nel 1714. Poco distante, a Meledo, è presente Villa Trissino, opera incompiuta di Andrea Palladio formata da un porticato e da una torretta.
Brendola, Montecchio Maggiore e Montorso
Situata circa 10 km più a nord di Lonigo, in direzione Vicenza, Brendola è una tappa fondamentale nel corso del nostro itinerario. Definita “la porta dei Berici”, trae il suo nome dalle numerose risorgive d’acqua presenti nel territorio, popolarmente chiamate appunto “brendole”. Nella frazione di Goia si può visitare la casa dove nacque e visse Suor Maria Bertilla Boscardin, alias Anna Francesca Boscardin (1888-1922), una suora e infermiera che donò la sua vita alla cura degli infermi, in particolare dei bambini, durante il primo conflitto mondiale. Papa Giovanni XXIII la proclamò santa l’11 maggio del 1961, ma viene ricordata il 20 ottobre, giorno in cui morì ancora molto giovane. Una delle peculiarità più suggestive di Brendola è la Chiesa detta “l’Incompiuta”. Nel secondo decennio del secolo scorso Don Cecchin, allora Parroco del paese, promosse la realizzazione di questa chiesa con l’intenzione di riunire le quattro parrocchie del comune. Nel 1930 iniziarono i lavori grazie ai fondi che lo stesso parroco raccolse in paese, ma dopo nove anni, a causa della mancanza di adeguate risorse economiche e dell’insorgere del secondo conflitto mondiale, i lavori furono sospesi e la chiesa rimase allo stato attuale. Rimanendo in Piazza del Cerro, proprio davanti all’Incompiuta è possibile apprezzare l’ariosa loggia quattrocentesca di Villa Piovene, dal 1930 sede municipale. Altra attrazione turistica è la Rocca dei Vescovi alla quale si giunge percorrendo il sentiero naturalistico di Brendola che porta sul Monte Comunale. Vittima di numerosi assedi e incendi nel corso della storia, si ricorda in particolare quello perpetrato nel ‘500 dalle truppe di Bartolomeo d’Alviano, comandante militare della Serenissima, allo scopo di impedire l'utilizzo del maniero alle incalzanti truppe della Lega di Cambrai, calate in Veneto per conquistare Venezia. Al termine di questa visita si consiglia una sosta al vicino pub “Novecento”.
Il nostro viaggio continua alla volta di Montecchio Maggiore, dove ci attende un appuntamento con l’eleganza di Villa Cordellina-Lombardi. Costruita per volontà del giureconsulto veneziano Carlo Cordellina Molin, la villa fu progettata dall’architetto veneziano Giorgio Massari che si ispirò profondamente ai moduli palladiani. I lavori della villa durarono dal 1735 al 1742, mentre le ampie barchesse, realizzate con la collaborazione dell’architetto Francesco Muttoni, furono concluse nel 1760. Il complesso è formato dalla residenza padronale, dalle barchesse, dalle torrette e dal grandioso rustico. Nella villa il Massari rende omaggio all'arte di Andrea Palladio con il pronao ionico a quattro colonne, sormontato dal timpano con lo stemma scolpito dei Cordellina (tre cuori con i fiori di lino) e con la disposizione simmetrica delle stanze e delle due scale accanto al salone centrale. Nel 1743 Giambattista Tiepolo decorò il salone principale della villa con un ciclo di affreschi ispirati ai fasti di Scipione l'Africano ed Alessandro Magno. Dal centro del paese ci spostiamo nuovamente verso i Berici, dove ci attende ora un appuntamento con la storia d’amore più narrata al mondo. Sulla sommità del colle che sovrasta l’abitato storico di Montecchio si possono scorgere immersi nella vegetazione i due castelli Scaligeri della Villa e della Bellaguardia, ovvero quelli che secondo la leggenda del Da Porto sono rispettivamente il castello di Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti. I resti visibili sono la versione scaligera fatta edificare da Antonio della Scala, Signore di Verona, nella seconda metà del ‘300. Anche queste fortificazioni hanno subito numerose distruzioni durante la guerra della Lega di Cambrai, ma i restauri compiuti nel corso del secolo scorso hanno permesso di costruire un teatro all’aperto sul castello della Villa e un ristorante su quello della Bellaguardia. Quest’ultimo gode anche di un complesso sotterraneo chiamato “le priare”, che è possibile visitare le domeniche e nei giorni festivi. Ripartiamo puntando sempre più a ovest, ma prima di uscire dal territorio di Montecchio Maggiore facciamo tappa a Villa Gualdo. L’edificio padronale ha origini cinquecentesche e fu costruito da Stefano Gualdo, ma sono riscontrabili numerosi interventi di epoche successive realizzati dai vari proprietari che nel corso dei secoli si sono avvicendati (i Fogazzaro, ad esempio, aggiunsero i portici, le barchesse e l’oratorio). Nel 1532 l’imperatore Carlo V fu ospite dei Gualdo nella villa, come testimonia una lapide che oggi si trova nella Biblioteca Civica di Montecchio Maggiore. Nel corso dell’800 “la Gualda” era una grande e importante azienda agricola che dava lavoro a centinaia di braccianti, oggi sebbene l’attività agricola sia tenuta ancora in vita, non vi è più la necessità di manodopera di un tempo.
Salutato il paese di Montecchio ci dirigiamo alla volta di Montorso Vicentino per visitare l’imponente Villa Da Porto-Barbaran, complesso monumentale che ha visto molti interventi di ristrutturazione, uno dei quali ascrivibile all’architetto Francesco Muttoni. La villa fu abitata per circa tredici anni dal nobile Luigi Da Porto (1485-1529), scrittore, storiografo ma anche poeta e soldato vicentino. Sfigurato e storpio dopo la cruenta battaglia con i Lanzichenecchi in Friuli, Da Porto decise di ritirarsi a Montorso dove scrisse la sua Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti (1524, ma pubblicata nel 1531), modificata poi in Giulietta, stampata nel 1539 con alcune correzioni suggerite dal grande letterato Pietro Bembo.
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